Giulio Tremonti vive un’incredibile seconda vita nel governo Berlusconi insediatosi nel 2007: da ranocchio occhialuto con cartellina portadocumenti, inviso a popolo e potenti, rimosso nel luglio 2004 per “eccesso di ostilità” verso le istituzioni e l’opinione pubblica a Principe profeta del capitalismo cristianamente ispirato. Il suo personaggio si nutre di apodittici ragionamenti sulla cattiveria dei “poteri forti” e sul fascino dell’economia protetta ed è alimentato dalla continua polemica populista. E’ questo il quadro nel quale il Ministro ha esercitato con una leggerezza, quasi infantile, l’attacco alle Banche, le stesse banche italiane fino a poco tempo fa esaltate per essere state più previdenti delle loro consorelle americane ed europee.
Ma che grande trovata per coprire le mancanze del Governo accusare le Banche di essere responsabili della crisi e della mancata ripresa! Si sarebbe detto con linguaggio un po’ desueto “sparare sulla Croce Rossa” se non fosse indelicato confrontare i banchieri con i generosi volontari in divisa bianca. Le Banche Italiane sono attaccate dal Ministro del tesoro con un perfido qualunquismo che cavalca sentimenti diffusi e che sollecita il sanfedismo di alcuni strati popolari e la faciloneria di certo radicalismo. Si arriva ad aggredire persino la nuova dimensione dei grandi Gruppi bancari, frutto delle recenti fusioni, a lungo sollecitate dal ministro stesso, ma forse era nell’altra vita…
Si tocca, speriamo involontariamente, la comicità quando il Ministro si autoattribuisce la previsione della crisi al 1992, peccato che nessuno se ne ricordi e comunque che il nostro “previdente” Giulio nel frattempo è stato più volte ministro, un ministro perciò colpevolmente inane.Il giudizio della CGIL è netto, la segretaria confederale Nicoletta Rocchi commenta: “L'obiettivo del ministro dell'Economia è quello di "mettere le mani sulle banche". Il ministro, "si copre le spalle con un populismo peloso”. “Attacca le banche, ma l'obiettivo è quello di metterci le mani sopra. E questo, ovviamente, non è possibile". Continua Nicoletta Rocchi "è destituita di ogni fondamento la tesi secondo cui la crescita dimensionale delle banche italiane le allontana dalla struttura caratteristica dell'economia italiana, fatta in primo luogo di Pmi". Così come "non è vero che i grandi istituti drenano risorse al Sud per dirottarle al nord". Anzi, aggiunge "i dati sulle erogazioni di credito dimostrano che fanno anche di più rispetto alle banche locali". Da parte loro le banche "si difendono sostenendo che hanno le risorse a disposizione per sostenere l'economia e che a latitare è la richiesta di credito: è come tentare di stabilire se viene prima l'uovo o la gallina".
Tito Boeri nella Repubblica del 7 settembre ha paragonato Giulio Tremonti al Mago di OZ, il finto stregone che era riuscito a convincere il popolo di poter proteggere le loro ricchezze dalle streghe che popolavano ad ogni punto cardinale quelle lande. E’ un’analisi efficace. L’Italia è un paese attraversato da paure e incertezze, dalla ricerca continua di nemici e colpevoli. Tremonti è un professionista della paura e un esperto delle invettive ad orologeria contro mali veri, presunti o ingigantiti, ma sempre assoluti. Non si vendono i Tremonti Bond, concessi al modico interesse dell’8 e passa % ? E’ colpa delle banche che non li comprano perché (scandalo!) dicono di non averne bisogno e che un costo così consistente potrebbe addirittura ridurre la loro capacità creditizia.
Il Governo non sa far fronte alla crisi economica? È colpa della Cina e dell’India. L’occupazione diminuisce? È tutta colpa di quei poveri migranti ammassati su barconi rimpatriati verso l’inferno. Ci sono alcuni Grandi Gruppi bancari che competono a livello europeo? È colpa di Prodi, a Tremonti le banche piacciono piccole e deboli, magari aggredibili, sicuramente condizionabili. Nella sua interessata invettiva Tremonti di fatto riesce persino a sdoganare il carrozzone bancario degli anni ottanta, “la foresta pietrificata” minata da inefficienze e clientelismi con aziende incapaci di reggere la concorrenza dei competitori finanziari europei e mondiali. Ma nei Consigli di Amministrazione dei potenti Enti di Diritto Pubblico e nelle influenti Casse di Risparmio sedevano i politici, i presidenti spesso rispondevano direttamente al ministro: una nostalgia fin troppo scoperta.
Il sistema Bancario Italiano ha conosciuto in un ventennio una metamorfosi vera e propria: dalla trasformazione degli Enti di Diritto Pubblico alle fusioni di terza generazione, quelle c.d. “dimensionali”, iniziate alla fine del 2006 e che hanno coinvolto le aziende già ai vertici del Paese; accorpamenti che hanno consentito una più efficace competizione internazionale ed una migliore protezione dalle scalate.
Al Sindacato, alla CGIL, alla Fisac non sono ignoti i costi umani e sociali di queste grandi fusioni, e infatti i Contratti Nazionali e gli Accordi Aziendali e di Gruppo hanno tutelato efficacemente il lavoro e i diritti dei bancari.
Il Ministro parla con livore delle concentrazioni creditizie non per una improbabile sensibilità per il personale, né tantomeno per un’errata considerazione economica ma con un’evidente rivendicazione di potere, condita abilmente da facile qualunquismo.
Graziella Rogolino
segretaria nazionale Fisac Cgil