Lavoro interinale ridotto quasi della metà in un anno
Comunicato stampa Nidil Cgil Como
Como, 14 gennaio 2010 - In Provincia di Como il lavoro interinale si è ridotto quasi alla metà. È quanto emerge dagli ultimi dati Ebitemp e Inail disponibili, che sono stati analizzati da Rosa Maria Messen, segretario generale Nidil (Nuove identità di lavoro) Cgil a Como. «Le missioni avviate, ovvero i nuovi contratti stipulati, nella provincia lariana - spiega Messen – sono passate da 2925 nel secondo trimestre del 2008 a 1564 nello stesso periodo del 2009: una flessione del 46,5 %. Dopo Lecco, Varese e Brescia siamo la quarta provincia lombarda con il calo maggiore di lavoro interinale. È un dato allarmante; anche le stesse agenzie interinali soffrono moltissimo la crisi economica e stanno cercando di indirizzare la somministrazione di lavoro verso settori nuovi, considerato che i comparti industriali che hanno fino ad ora usufruito di queste forme contrattuali sono in una situazione drammatica. E i primi a farne le spese sono sempre i lavoratori meno garantiti». Se da un lato si assiste ad una drastica riduzione del lavoro interinale, crescono altre forme di lavoro atipico. «Abbiamo sempre più richieste di informazioni da parte di lavoratori “costretti” ad aprire la partita iva: in molti casi parliamo di partite iva monocommittenti, che sarebbero per tanto in realtà assimilabili a lavoratori dipendenti o a progetto, ma i loro committenti li hanno “caldamente invitati” ad aprire la partita iva, per evitare gli oneri fiscali previsti da altre tipologie contrattuali». Un’altra forma molto in voga a Como è quella del «voucher: si comincia ad utilizzare sempre di più per baby sitter, ripetizioni, giardinieri, assistenti agli anziani e consiste nell’erogazione di un voucher, un buono che ha un valore nominale preciso. L’interesse verso questa forma di pagamento è aumentato notevolmente: ovviamente si tratta di lavori una tantum, che non presentano nessuna garanzia per i lavoratori. La situazione per i lavoratori atipici di Como è da molto tempo insostenibile, soprattutto perché – ricordiamolo - sono persone, nel caso dei collaboratori, che non godono di nessun ammortizzatore sociale, e nel 2010 le prospettive sono ancora più nere: per questo gli enti locali e i Comuni della Provincia dovrebbero stanziare subito dei fondi per aiutare questi lavoratori, spesso “invisibili”, dimenticati dalle istituzioni e troppo spesso sfruttati».
Di seguito la breve lettera di una lavoratrice “precaria” (per ovvie ragioni di privacy è stato eliminato il nome e i riferimenti della signora) che si è rivolta recentemente ai funzionari Nidil – Cgil:
«Ho quasi 50 anni e sono precaria. Ho iniziato nel 2000, dopo la separazione da mio marito. Mi sono iscritta al Centro per L'impiego e mi hanno proposto vari corsi per "riqualificarmi”! Hanno usato queste parole, nonostante io abbia sempre lavorato. Comunque ho fatto un corso per operai di tre mesi presso l’Enaip, finito il corso ho lavorato per tre mesi e poi ancora di nuovo disoccupata. Sono tornata all'Ufficio di Collocamento/Agenzie di lavoro interinale e ho lavorato con lavori sempre di breve durata (2 o tre mesi al massimo). Immaginate quindi la mia felicità quando nel mese di marzo 2001 entro in regola per due stagioni. Una volta finito questo periodo sono tornata alla caccia di lavoro. I curriculum spediti non li conto come non conto i colloqui o le promesse. La mia età "non più giovane" mi "ha impedito un accesso facile al lavoro", così mi dicevano. Nel 2004 un altro corso e ho lavorato per altre due stagioni. Finito tutto tornai all'ufficio di collocamento tutte le settimane il lunedì e martedì e in tutte le Agenzie di Somministrazione tra Como e Cantù. Alla fine entro a lavorare come sostituzione di maternità per un anno, finito anche quello ho lavorato due anni in nero. Ad ottobre 2008 chiedo un anticipo di 100 euro e come risposta mi hanno "licenziata". Per adesso ho un lavoro che scade proprio in questo mese però ho buone possibilità di andare avanti fino a giugno 2010. Ogni tanto penso al significato della precarietà. Per me la parola precaria ha tanti significati, però uno solo è quello che mi viene in mente subito: la sopravvivenza».
Como, 14 gennaio 2010 - In Provincia di Como il lavoro interinale si è ridotto quasi alla metà. È quanto emerge dagli ultimi dati Ebitemp e Inail disponibili, che sono stati analizzati da Rosa Maria Messen, segretario generale Nidil (Nuove identità di lavoro) Cgil a Como. «Le missioni avviate, ovvero i nuovi contratti stipulati, nella provincia lariana - spiega Messen – sono passate da 2925 nel secondo trimestre del 2008 a 1564 nello stesso periodo del 2009: una flessione del 46,5 %. Dopo Lecco, Varese e Brescia siamo la quarta provincia lombarda con il calo maggiore di lavoro interinale. È un dato allarmante; anche le stesse agenzie interinali soffrono moltissimo la crisi economica e stanno cercando di indirizzare la somministrazione di lavoro verso settori nuovi, considerato che i comparti industriali che hanno fino ad ora usufruito di queste forme contrattuali sono in una situazione drammatica. E i primi a farne le spese sono sempre i lavoratori meno garantiti». Se da un lato si assiste ad una drastica riduzione del lavoro interinale, crescono altre forme di lavoro atipico. «Abbiamo sempre più richieste di informazioni da parte di lavoratori “costretti” ad aprire la partita iva: in molti casi parliamo di partite iva monocommittenti, che sarebbero per tanto in realtà assimilabili a lavoratori dipendenti o a progetto, ma i loro committenti li hanno “caldamente invitati” ad aprire la partita iva, per evitare gli oneri fiscali previsti da altre tipologie contrattuali». Un’altra forma molto in voga a Como è quella del «voucher: si comincia ad utilizzare sempre di più per baby sitter, ripetizioni, giardinieri, assistenti agli anziani e consiste nell’erogazione di un voucher, un buono che ha un valore nominale preciso. L’interesse verso questa forma di pagamento è aumentato notevolmente: ovviamente si tratta di lavori una tantum, che non presentano nessuna garanzia per i lavoratori. La situazione per i lavoratori atipici di Como è da molto tempo insostenibile, soprattutto perché – ricordiamolo - sono persone, nel caso dei collaboratori, che non godono di nessun ammortizzatore sociale, e nel 2010 le prospettive sono ancora più nere: per questo gli enti locali e i Comuni della Provincia dovrebbero stanziare subito dei fondi per aiutare questi lavoratori, spesso “invisibili”, dimenticati dalle istituzioni e troppo spesso sfruttati».
Di seguito la breve lettera di una lavoratrice “precaria” (per ovvie ragioni di privacy è stato eliminato il nome e i riferimenti della signora) che si è rivolta recentemente ai funzionari Nidil – Cgil:
«Ho quasi 50 anni e sono precaria. Ho iniziato nel 2000, dopo la separazione da mio marito. Mi sono iscritta al Centro per L'impiego e mi hanno proposto vari corsi per "riqualificarmi”! Hanno usato queste parole, nonostante io abbia sempre lavorato. Comunque ho fatto un corso per operai di tre mesi presso l’Enaip, finito il corso ho lavorato per tre mesi e poi ancora di nuovo disoccupata. Sono tornata all'Ufficio di Collocamento/Agenzie di lavoro interinale e ho lavorato con lavori sempre di breve durata (2 o tre mesi al massimo). Immaginate quindi la mia felicità quando nel mese di marzo 2001 entro in regola per due stagioni. Una volta finito questo periodo sono tornata alla caccia di lavoro. I curriculum spediti non li conto come non conto i colloqui o le promesse. La mia età "non più giovane" mi "ha impedito un accesso facile al lavoro", così mi dicevano. Nel 2004 un altro corso e ho lavorato per altre due stagioni. Finito tutto tornai all'ufficio di collocamento tutte le settimane il lunedì e martedì e in tutte le Agenzie di Somministrazione tra Como e Cantù. Alla fine entro a lavorare come sostituzione di maternità per un anno, finito anche quello ho lavorato due anni in nero. Ad ottobre 2008 chiedo un anticipo di 100 euro e come risposta mi hanno "licenziata". Per adesso ho un lavoro che scade proprio in questo mese però ho buone possibilità di andare avanti fino a giugno 2010. Ogni tanto penso al significato della precarietà. Per me la parola precaria ha tanti significati, però uno solo è quello che mi viene in mente subito: la sopravvivenza».





