Newsletter Federconsumatori 11 novembre 2011
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Medici sempre più distratti con pazienti, boom denunce al Tdm
Roma, 10 nov. (Adnkronos Salute) - Medici e operatori sanitari sempre più distratti e disattenti nei confronti dei pazienti. Dal 2009 al 2010 sono infatti raddoppiate le segnalazioni a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm) sulle disattenzioni del personale sanitario: dal 5,8% si è passati al 12,9%. Un vero e proprio boom, compensato in parte dal leggero calo del numero delle segnalazioni sui presunti errori diagnostici e terapeutici. E' quanto emerge dal 14esimo Rapporto Pit Salute presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Il Rapporto prende in esame il contenuto di 23.524 segnalazioni - relative a tutto il 2010 - che provengono dal Pit Salute sede centrale (2.205) e dai Pit Salute locali (21.319).Il tema degli errori medici e della sicurezza delle strutture sanitarie continua ad essere il problema più rilevante per i cittadini che contattano il Tdm.
Il trend della presunta malpractice è in lieve crescita: dal 18% di denunce del 2009 si è passato al 18,5% nel 2010. Si si entra nel dettaglio del fenomeno si nota però un aspetto singolare: se da una parte i cittadini segnalano meno i presunti errori diagnostici e terapeutici, che dal 63% del 2009 sono scesi al 58,9% nel 2010, di contro, le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario sono più che raddoppiate. "Con il termine di 'disattenzione' - spiega il Tdm - intendiamo tutti quei comportamenti effettuati con trascuratezza e con mancanza di attenzione che, pur non avendo causato un danno, rientrano comunque tra le procedure incongrue e che potenzialmente avrebbero potuto creare complicazioni". Diversi i comportamenti che i pazienti percepiscono come cattiva assistenza e mancanza professionale. Ad esempio: la cattiva abitudine a lasciare i farmaci sul comodino senza accertarsi che siano assunti dai pazienti; la mancata applicazione delle sbarre di protezione ai letti di malati semi-coscienti, anziani, non autosufficienti; lasciare il degente in un luogo esposto alla corrente d'aria o sotto il getto dell'aria condizionata; la carenza di controlli sulle forniture delle bombole di ossigeno, di altri presidi o apparecchiature; la mancata segnalazione di gradini, pavimenti bagnati, porte di vetro; l'abbandono di materiale in prossimità delle vie di fuga. In generale, gli errori terapeutici sono stati segnalati in una percentuale maggiore di quelli diagnostici (rispettivamente 55,3% e 44,7%). Dall'analisi dei dati si può riscontrare un incremento di segnalazioni su alcune aree specialistiche, e in particolare la pneumologia (+6%), la dermatologia (+3,1%), l'oncologia (+1,7%), l'oculistica (+1,5%), la pediatra (+1,2%), l'odontoiatria (+0,6%), e la neurologia (+0,1%). Il maggior numero di segnalazioni sui presunti errori diagnostici si registrano nell'area oncologica, con un 29,3%. A seguire l'ortopedia che, sebbene abbia riportato una diminuzione di 2,4 punti percentuali, si attesta al 14,8% delle segnalazioni totali. L'area specialistica che registra un aumento più elevato delle segnalazioni nel 2010 rispetto al 2009, è la cardiologia: +6,6% (dall'1,3 del 2009 al 7,9 del 2010).
Pazienti all'oscuro, poche info su prestazioni e strutture
Roma, 10 nov. (Adnkronos Salute) - Pazienti italiani poco informati servizi e cure. Anche quest'anno la carenza di informazioni è tra i problemi maggiormente segnalati dai cittadini (rappresenta la terza voce, dopo presunti errori e liste di attesa con il 14% delle segnalazioni). E' la fotografia scattata dal 14esimo Rapporto Pit Salute, realizzato da Cittadinanzattiva-Tdm e presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Il Rapporto prende in esame il contenuto di 23.524 segnalazioni relative a tutto il 2010.A risultare carenti e frammentarie sono soprattutto le info sulle prestazioni assistenziali (16,2%), rappresentate in maniera preponderante dalla nuova procedura di invalidità civile e handicap e dagli assegni di cura. Segue la richiesta di informazioni sulle strutture esistenti con il 13,7%, ed ancora sull'accesso alla documentazione sanitaria con il 13% delle segnalazioni.Dal Rapporto, spiega il Tdm, "emerge più di tutto la necessità di orientamento per le prestazioni di carattere socio economico e dal nostro punto di vista ciò rappresenta un importante campanello d'allarme di una società che sta cambiando, che si sta impoverendo e che non riesce più a far fronte, con i soli suoi mezzi, ai costi crescenti che la sanità le richiede
Pit Salute 2010, crescono presunti errori sanitari
Crescono le lamentele dei cittadini su presunti errori sanitari e liste di attesa, ma se raddoppiano le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario, in particolare dei paramedici, calano i presunti errori diagnostici e terapeutici. Questi i principali indicatori che emergono dal XIV Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, che prende in esame 23.524 segnalazioni giunte tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2010 secondo dieci aree di riferimento: malpractice e sicurezza delle strutture; liste d'attesa; informazione e documentazione; assistenza territoriale; invalidità e handicap; accesso ai servizi; assistenza ospedaliera; umanizzazione delle cure; assistenza farmaceutica; patologie rare. Da quanto emerge, gli errori sanitari rimangono la prima voce del Rapporto, con il 18,5% delle lamentale e un +0,5% sul 2009, seguiti dalle liste di attesa (16% nel 2010, 15% nel 2009). Le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario passano dal 5,8% del 2009 al 12,9% del 2010, mentre i presunti errori diagnostici e terapeutici vanno dal 63% del 2009 al 58,9%, con un impatto maggiore dei secondi rispetto ai primi (55,3% contro 44,7%). Trascuratezza e mancanza di attenzione dei paramendici sono in testa alle lamentale dei cittadini, che denunciano «procedure incongrue e che potenzialmente avrebbero potuto creare complicazioni», quali la cattiva abitudine di lasciare i farmaci sul comodino senza accertarsi che siano assunti dai pazienti o la mancata applicazione delle sbarre di protezione ai letti di malati semi-coscienti, anziani e non autosufficienti. Ortopedia, chirurgia e oncologia sono le aree più a rischio di errori in terapia, mentre per la diagnosi i maggiori rischi si concentrano in oncologia, ortopedia e ginecologia-ostetricia. Rimane un problema sentito la difficoltà dei pazienti nel comunicare sintomi e bisogni perché il tempo dedicato è sempre meno.
Pronto soccorso nel caos, per pazienti servizio e' carente
Roma, 10 nov. (Adnkronos Salute) - Pronto soccorso, servizio in sofferenza: sia per chi ci lavora, sia per i pazienti che vi accedono. Dopo le denunce sulle difficoltà di lavoro nei reparti d'emergenza da parte dei medici e degli operatori sanitari, ora arrivano le segnalazioni dei cittadini. Per questi, il pronto soccorso è giudicato carente per le lunghe attese (42,1%), per il trasporto in ambulanza (29,4%, +19,3% sul 2009) e per la scarsa trasparenza nell'assegnazione dei codici (28,5%). E' il quadro che emerge dal 14esimo Rapporto Pit Salute presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Il Rapporto, realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm), prende in esame il contenuto di 23.524 segnalazioni relative a tutto il 2010.Sebbene il trend delle segnalazioni sull'assistenza ospedaliera sia in diminuzione rispetto al 2009 (dal 7,2% del 2009 al 6,2% del 2010), i temi che compongono la voce denotano problemi rilevanti ed emergenti: a soffrire maggiormente è la rete dell'emergenza-urgenza. Il dato relativo cresce dal 29,8% registrato nel 2009 al 41,4% nel 2010. A seguire troviamo le segnalazioni sulle dimissioni, anche queste in forte crescita rispetto allo scorso anno: il dato sale infatti dal 23,8% del 2009 al 35,1% del 2010. Dal Rapporto emerge infine che la percentuale delle segnalazioni sui ricoveri (46,4% nel 2009, 23,5% nel 2010), in cui si evidenzia, una insufficiente offerta di servizi ospedalieri, il mancato raccordo tra le varie strutture e una crescente difficoltà di accesso. Problemi, spiega il Tdm "frutto di politiche di razionalizzazione della spesa e di piani di riordino della rete ospedaliera avviati soprattutto nelle regioni sottoposte a piani di rientro". Se il pronto soccorso viene indicato dai cittadini come un servizio carente, l'assistenza territoriale sembra registrare giudizi meno severi, dal momento che vi è una leggera flessione del numero di segnalazioni, dal 12,7% del 2009 al 11,5% del 2010.
Tuttavia permangono grosse difficoltà per i cittadini soprattutto per quanto riguarda l'assistenza primaria di base il cui dato cresce dal 23% dello scorso anno al 23,8% del 2010; segue l'assistenza residenziale (18,5%, +5,7% sull'anno precedente); la riabilitazione (17%, -1%); l'assistenza domiciliare (16,3%, -6,1%), la salute mentale (15,4%, +5,5%); ed infine l'assistenza protesica e integrativa (9%, -4,8%).Dal Rapporto emerge che i cittadini mettono in discussione alcuni comportamenti dei medici di base, sia da un punto di vista umano sia tecnico. Lamentano, ad esempio, con maggiore frequenza rispetto al passato l'inadeguatezza degli orari (18,4%, +7,4%), la sottostima del problema segnalato al medico (12,8%, +2,8%), la ricusazione ossia il rifiuto del medico/pediatra di continuare ad assistere un paziente (lo segnala il 10% dei cittadini, +1,6% sul 2009), il costo eccessivo delle visite a domicilio (7,4%, +0,6%), il rifiuto della prescrizione medica (4,4%, +0,6%).Sale infine vistosamente il dato dell'assistenza residenziale, dal 12,8% al 18,5%. Le voci che compongono l'assistenza residenziale sono quattro, e riguardano le liste d'attesa (problema segnalato dal 40%, +2,6%), i costi per la degenza (32%, in diminuzione del 5,7%), la distanza rispetto al domicilio dei familiari (20%, +2,6%), la qualità dell'assistenza medico/infermieristica (8%, +0,5%) e in particolare si riferiscono a RSA o lungodegenze.
Rischio infezioni in ospedale, boom denunce infermieri a Tdm
Roma, 10 nov. (Adnkronos Salute) - Sanità sempre più nella bufera. Ormai, a denunciare disagi e inefficenze delle strutture sanitarie non sono più solo i pazienti ma anche chi negli ospedali ci lavora. E' infatti in crescita il numero delle segnalazioni al Tribunale per i diritti del malato da parte dal personale - soprattutto infermieri - che lavora in ambiente a rischio a contatto con pazienti infetti: dal 3,2% del 2009 si è passati all'8,5% del 2010. E' quanto emerge dal 14esimo Rapporto Pit Salute presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Il Rapporto, realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm), prende in esame il contenuto di 23.524 segnalazioni relative a tutto il 2010.In generale, le segnalazioni che riguardano le infezioni ospedaliere si mantengono pressoché costanti, rispetto ai dati del 2009 (6,7%), con una lievissima flessione (6,6%) nel 2010. Si riferiscono, ad esempio: al cattivo o mancato uso di guanti, di camici, di sostituzione delle scarpe utilizzate dentro e fuori dall'ospedale, all'errata disinfezione di strumenti o delle mani dopo ogni prestazione. Dal Rapporto Pit Salute emerge anche un peggioramento delle condizioni igieniche delle strutture, che dal 43,4% sono passate al 46,9%. In aumento anche le segnalazioni di strutture fatiscenti che passa dal 20,2% del 2009 al 27,5% del 2010.
Dal Rapporto emerge anche una scarsa attenzione nel differenziare i rifiuti sanitari (materiale infetto assieme ai rifiuti comuni), come pure nella sterilizzazione di ferri chirurgici, oppure nel riutilizzo di materiali monouso. Infine, il mancato o scorretto uso delle mascherine e la non corretta gestione e conservazione dei farmaci, appaiono tutti elementi che contribuiscono a delineare un quadro di rischio avvertito e pertanto segnalato dai cittadini.
Cittadini alle prese con tagli e costi, accesso a cure piu' difficile
Roma, 10 nov. (Adnkronos Salute) - Aumentano per gli italiani le difficoltà di accesso alle cure. I cittadini devono infatti sempre di più fare i conti con i tagli dei servizi e i costi sempre più alti delle prestazioni sanitarie. Di fatto, lamentano i pazienti, "i Livelli essenziali di assistenza (Lea) si vanno trasformando da ciò che deve essere garantito in ciò che può essere garantito con le risorse disponibili". E' la fotografia scattata dal 14esimo Rapporto Pit Salute presentato oggi a Roma al ministero della Salute. Il Rapporto, realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm), prende in esame il contenuto di 23.524 segnalazioni relative a tutto il 2010.In particolare, i pazienti segnalano i costi delle prestazioni (44,8%), la maggiore attesa per l'erogazione del servizio (32,1%) e la totale assenza del servizio determinata dalla chiusura del reparto o della struttura (23%). Non a caso per il Tdm quello passato rappresenta l'anno dei 'diritti al taglio': "Le politiche economiche, sociali e sanitarie messe in atto in questo periodo stanno di fatto smantellando il nostro sistema di welfare, con particolare riguardo ai servizi di carattere sanitario e sociale. L'annuale fotografia, presentata oggi a Roma, riflette chiaramente questa crisi: le persone toccano con mano il progressivo impoverimento del sistema sanitario, notando che laddove c'era un presidio oggi non c'è più o viene ridotto; laddove vi era la possibilità di usufruire di prestazioni in modo gratuito, oggi c'è da metter mano al proprio portafogli".L'indagine prende in esame anche la questione dei ticket e delle esenzioni. Nel 2009 il 62.5% delle persone segnalava costi eccessivi per prestazioni diagnostiche e specialistiche a causa dei ticket e delle problematiche connesse alle esenzioni. Nel 2010 il dato è notevolmente in crescita: + 11% rispetto al 2009.
"Questi dati - sottolinea il Tdm - indicano in modo evidente quanto i tagli incidano sui costi e sulla qualità di vita delle persone: di fatto i Livelli essenziali di assistenza si vanno trasformando da ciò che deve essere garantito in ciò che può essere garantito con le risorse disponibili".
Banca del Friuli Venezia Giulia condannata a pagare più di 800.000 Euro di bond argentini
Forse è il risarcimento più alto mai ottenuto in Italia.
Un investitore, residente nella provincia di Gorizia, rivoltosi alla sede Federconsumatori di Trieste, via Matteotti n. 3, che nel giugno dell'anno 2001 aveva acquistato 1.250.000,00 dollari di obbligazioni argentine, dopo aver fatto causa ad un Istituto di credito del Friuli Venezia Giulia, ha visto riconoscersi dal Tribunale di Gorizia un risarcimento del danno che ammonta ad una somma di oltre 800.000,00 Euro.
Quest'ultima è forse la più alta mai ottenuta da un investitore italiano, e giunge ad ormai quasi 10 anni dal fallimento argentino e, per questo motivo, la Federconsumatori ricorda ai molti risparmiatori che hanno perso il loro investimento nei bond argentini che il 23 dicembre 2011 si prescriverà il loro diritto ad ottenere il risarcimento del danno se, nel frattempo, almeno qualche giorno prima, non avranno inviato una lettera raccomandata all'Istituto di credito con il quale hanno effettuato l'operazione, chiedendo, specificatamente, il risarcimento del danno. A tal fine presso gli sportelli dell'associazione Federconsumatori si presterà l'assistenza del caso.
Si ricorda, che il risarcimento può e deve essere chiesto anche da chi ha aderito all'arbitrato internazionale ICSID (sono circa 66 mila i risparmiatori italiani), che, tuttavia, aderendo a tale procedura non hanno interrotto la prescrizione nei confronti della banca, così come dall'investitore che abbia aderito all'OPS (offerta pubblica di scambio) o abbia venduto i titoli, ma il tempo è quasi scaduto.



